Introduzione Del Cucciolo In Famiglia

Il nome in lingua Sioux per cavallo non esiste, la traduzione letterale è : “Grosso Cane” Infatti “….Quando gli Indiani Sioux videro il primo cavallo portato oltre oceano dai conquistadores spagnoli, non sapevano cosa fosse quell’animale, quando però videro come si muoveva, come era fedele al suo padrone, come rimaneva al suo fianco in battaglia, vegliandolo anche dopo la morte, pensarono che queste doti erano uguali solo a quelle di un cane”. Jane Goodall etologa e antropologa britannica.

Oggi studi scientifici hanno provato che i cani reagiscono ad esperienze e sentimenti, sulla base di quella che in psicologia viene definita Intelligenza emotiva, cioè quell’ aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di riconoscere, valutare e gestire in modo consapevole le proprie e altrui emozioni. La consapevolezza delle proprie emozioni è un elemento chiave al fine di maturare un'appagante vita sociale fondata sull'interscambio e sulla capacità empatica, in un rapporto che coinvolge una pluralità di interlocutori. Quando un cane entra in un nucleo familiare, di qualunque tipo esso sia, questa esperienza viene letta in forma non dissimile, dall’inserimento nel branco di un nuovo cucciolo dove gli interlocutori, responsabili della nuova “produzione di emozioni” sono i componenti della famiglia e cioè i componenti del branco. Come in un branco (come in un gruppo sociale nel quale si inserisce un nuovo soggetto) il cane identifica i componenti, leggendo ed interpretando, non solo le loro emozioni verso se stesso ma gli scambi emotivi tra i vari componenti del nucleo familiare è cosi che sceglie il leader, la spalla, i suoi pari ed i suoi sottoposti, pensare che la psicologia animale non sia capace di operare tali distinzioni, significa sottovalutare di gran lunga il nostro “miglior amico” un cane opera pensieri logici e consequenziali, di una logica certo molto più semplice di quella umana ma come vedremo in seguito di gran lunga più fruibile e lineare, evitando o meglio cancellando il macchinoso processo di proprio tornaconto personale, di solipsismo opportunistico, tipico della mente umana, un arrivistico e complottistico meccanismo di ipocrisie, tese a perseguire il proprio benessere, che ognuno di noi consciamente o inconsciamente mette quotidianamente in atto.

Il cane non è così, il cane è il branco, lavora con il branco e per il branco, in una famiglia una volta identificati i ruoli (che possono anche variare con il tempo) il cane si comporterà seguendo quello schema sociale, che rappresenterà per lui buona parte del suo universo. Ogni branco, ogni famiglia è unica ed il cane legge e riconosce questa unicità, nella famiglia “nel suo branco” può entrare chiunque senza mai però essere riconosciuto parte importante dell’insieme, il cane tenderà a rispettare il capo branco e a dipendere da lui per i suoi bisogni primari, acqua, cibo e benessere fisico. Una volta introdotto nella famiglia, un cucciolo, passerà del tempo ad osservare e a capire il mondo in cui si trova, imparerà velocemente a leggere ed interpretare le emozioni umane, riconoscendo il livello di stress o di rabbia o di gioia, presenti nella voce del padrone o leader, assocerà rapidamente il benessere di avere uno spazio privato dedicato a lui con il meccanismo di ricompensa o con quello di punizione.

La mente del cane però non riesce ad andare oltre, la famiglia come ruolo di branco moderno possiede infatti un grosso Handicap per il cane, la mancanza di socializzazione con altri simili della sua specie. Come per l’essere umano la socializzazione è un fattore di importanza primaria esattamente così è anche per il cane, una mancanza di socializzazione da cucciolo porterà il cane ad essere insicuro da adulto, trovandosi a suo agio solo con umani e non con altri cani. Gli aspetti psicologici per gli altri componenti della famiglia sono altresì importanti, per infondere fiducia e creare aggregazione nel nuovo nucleo famigliare. L’importanza della divisione affettiva, che un genitore può dare in famiglia, prestando particolare attenzione al “nuovo arrivato” si può paragonare esattamente all’arrivo di un altro figlio, senza però la capacità di metabolizzare l’evento, da parte di chi è già presente nel ruolo di figlio o figlia in un contesto famigliare.

Si rende necessario quindi introdurre il cane in famiglia, identificando il ruolo affettivo, sottolineando anche la sua presenza come parte integrante e necessaria del nucleo famigliare in modo si da essere un amico o un “nuovo fratellino o sorellina” ma mai identificandolo come gioco di distrazione come presenza per rimuovere parte dei problemi sociali o affettivi, il disimpegno emotivo sarebbe talmente grande da associare, in un futuro, anche colpe di malessere empatico, alla presenza del cane, come sviluppo di allergie, distorsioni cognitive dovute alla mancata capacità di trovare la concentrazione per svolgere azioni semplici, della routine quotidiana, che diverranno impossibili, anche se impossibili non sono e la colpa ricadrà sul cane. Non c’è da meravigliarsi se lo stesso accade con un figlio o una figlia, l’importanza data alla presenza canina in casa, come quella data a quella umana, non deve mai essere motivo di blocco emotivo o organizzativo, il cane come un figlio non deve impedire il regolare svolgimento della quotidianità.

Si rende necessario quindi riservare la giusta quantità di “Investimento emotivo che meritano”.

Il Tutto mi serve per spiegare quanto sia importante non sottovalutare ne sopravvalutare l’inserimento del cane nel nucleo famigliare, come un figlio (certo con varianti sostanziali) il cane non deve sconvolgere la vita famigliare ma non deve essere neanche la risoluzione di ogni problema e neppure la causa, deve introdursi trovando il suo giusto posto, come è già innato nella mente del cane stesso, siamo noi che stravolgiamo inutilmente questo normalissimo evento che deve solo trovare il suo naturale svolgimento.

Il cane non deve e non può diventare “la gioia, l’anima o l’intera vita” per una persona, perché noi non lo siamo per lui. L’argomento susciterà sicuramente reazioni negative, in quanto la maggior parte delle persone che hanno cani, ne fanno quasi l’unica ragione di vita e quando parlano dei loro miglior amici a 4 zampe gli occhi gli si illuminano e la voce gli si spezza, in effetti i risultati della pet therapy sono indiscutibili e gli stessi miglioramenti sociali della persona, che si ottengono con l’introduzione di un cane in situazioni di emarginazione sono straordinari, qui però non parliamo di questi importantissimi risultati, di livello anche psico-regolatore ma di un identificazione eccessiva e di un eccesivo investimento emotivo che mettiamo nel cane sfavorendo cosi il suo regolare inserimento in famiglia.

È importante quando si introduce un cucciolo non dargli mai più importanza di quella che merita, o diventerà lui il leader e non per supremazia, ma perché sentirà istintivamente di dover guidare il branco in mancanza di un capo. Una volta superata questa delicata fase, date pure libero sfogo alla vostra emotività, il cane ben presto avrà nella vostra famiglia il successo di una star. Bisogna infatti considerare che il cane può ricoprire funzioni plurime, vale a dire che con l’animale si può parlare, sfogarsi, dialogare, giocare, imparare, “cosa che un orsacchiotto di peluche potrete ben difficilmente fare” Il dialogo con l’animale, ma più precisamente col proprio animale familiare, può garantire un effetto calmante: tale dialogo non conosce, infatti, rigide regole sociali e, soprattutto, sentimenti competitivi distruttori. Il rapporto affettivo che si instaurerà con il cane sarà lo stesso che instaurerebbe qualsiasi persona sana di mente con il proprio figlio o la propria figlia un rapporto che in alcuni momenti potrà sembrare oscurato ma mai cancellato, la funzione educativa pedagogica legata al mondo dell’infanzia inciderà sicuramente sui ricorsi inconsci dell’ educazione di un figlio, sarà un rivivere un esperienza già conosciuta. Inoltre inevitabilmente il cane tenderà ad essere un “ammortizzatore” di stress per tutta la famiglia il supporto emozionale che può fornire un cane ad un famiglia è tutt’oggi motivo di studio di psicologi sistemico-relazionari, dal risveglio del senso di responsabilità per un padre, alla compagnia per la terza età, al riequilibramento emotivo di molti casi limite infantili ed adolescenziali.

La Dog Therapy è oggi usata moltissimo negli stati uniti e nell’Europa del nord, le potenzialità relazionali ed emotive che un cucciolo può portare in una famiglia sono immense e tutte diverse a secondo del tipo di famiglia, la comunicazione spontanea e naturale rende il cane un catalizzatore delle interazioni sociali, che può solo migliorare l’equilibrio di un branco metropolitano.

Dr. Luca de Rose - psicologo

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